corna amiche.

Mi chiamo Adriano, ho 52 anni, capelli tendenti al bianco, occhi marroni, di fisico abbastanza normale, forse leggermente in sovrappeso, ma, in ogni caso, non grasso. Da quasi trent'anni, sono sposato con Carla, che ha due anni meno di me. È una bella donna, con le curve al punto giusto, un bel seno ancora alto e tonico, un bel culetto tondo e le cosce, non troppo lunghe, ma comunque belle da vedere. Siamo una coppia assolutamente normale con figli ormai grandi e realizzati, in giro per il mondo; così amiamo ritagliarci dei momenti tutti per noi. Sessualmente parlando, siamo cresciuti insieme, perché ci conosciamo da quando avevamo 17 anni e ci siamo messi insieme io a vent'anni e lei a diciotto. Entrambi totalmente inesperti, abbiamo scoperto il sesso gradualmente; col passare degli anni, siamo diventati due ottimi porcellini. Carla è diventata molto brava a prenderlo in bocca, ma non nel culetto, anche se non disdegna tenermelo tra le sue splendide mammelle, regalandomi delle spagnole che mi mandano ai pazzi. È porcella e spregiudicata a letto, ma, una volta concluso l'amplesso, torna ad esser la solita donna tranquilla e morigerata, che non ama apparire, anche se potrebbe permettersi di far girare la testa a tanti maschi. Quando usciamo, o va al lavoro, veste sempre in maniera molto sobria, raramente provocante, mentre, quando siamo nella nostra intimità, le piace molto provocarmi con completini sexy, tacchi alti e atteggiamenti da vera puttana. È in questa sua indole, così a due facce, che trovo in lei ciò che provoca una forte eccitazione, che mi induce a scoparla in modo sempre più intenso ed appagante per entrambi. Anche la fantasia gioca un ruolo importante nei nostri momenti intimi e, spesso e volentieri, abbiamo fantasticato di inserire un elemento estraneo nel nostro letto, ma, come già detto, una volta sfogate le nostre pulsioni erotiche, Carla torna ad esser la donna di sempre: moglie tranquilla e fedele, madre impeccabile ed attenta ai figli. Naturalmente questo fatto ha acceso spesso tante discussioni tra di noi, con me che avrei voluto vederla interagire con un altro maschio e lei che mi dava del pazzo. Fondamentalmente credo di non esser mai stato in grado di creare l'occasione giusta, perché, come in seguito ho potuto constatare, quando lei si è lasciata andare, mi ha regalato e, per la prima volta, delle meravigliose corna. La svolta si è verificata, come spesso accade, per puro caso. Si era quasi a metà agosto ed io e mia moglie, eravamo in vacanza nella nostra casa in montagna. Carla aveva ereditato una piccola proprietà da una sua zia, situata in una delle zone più belle del Trentino. Era una casa in legno, non troppo grande, appena una cucina, un salone, due camere da letto ed un bagno grande, con un bel terrazzo che si affaccia sulle montagne circostanti; in pratica, era una casa adagiata a metà collina, non lontano da un paesino da cartolina. Adiacente alla nostra proprietà, c'è un'altra abitazione, dove abita Giuseppe, un bell'uomo, di origine montanara e, quindi, dal fisico massiccio, non troppo alto, ma molto simpatico e grande amico della sua defunta zia. È una persona molto cordiale e rispettosa e, poiché abita la casa per l'intero anno, gli ho lasciato le chiavi, perché si prenda cura anche della nostra proprietà, quando non ci siamo. Ci lega una profonda amicizia e anche Carla lo tiene in grande considerazione. È un uomo simpatico, dalla battuta facile e, qualche volta, ci siamo scambiati, io e lui, qualche confidenza, scoprendo che, di certo, doveva aver avuto un rapporto molto speciale con la zia. Durante la nostra permanenza, c'erano stati tanti dei bei giorni di sole, quel pomeriggio però non prometteva nulla di buono. Durante il pranzo, grosse nuvole nere attraversavano il cielo, qualche tuono rompeva la quiete assolta dei boschi circostanti e, ogni tanto, delle gocce di pioggia scendevano, comportando anche l'abbassamento della temperatura. Guardo mia moglie e cerco di intercettare quali potessero esser le sue intenzioni su come trascorrere il resto della giornata.
«Amore, che facciamo oggi? Sembra che presto arriverà un diluvio!»
Lei è rimasta un attimo a pensare, poi mi ha guardato con occhi maliziosi prima di rispondere, mentre fuori iniziava a piovere forte.
«Visto che piove e non possiamo andar a prendere il sole, possiamo passare il tempo diversamente.»
L’ho guardata curioso.
«Cioè, che proponi di fare?»

Lei sempre con il suo sorrisetto malizioso si è alzata, ha accostato le imposte delle finestre mettendo il salone in penombra; poi è sparita per andare in bagno. Son rimasto in attesa per niente lunga. Si era liberata dei vestiti, lavata e profumata, e indossava un copri costume molto velato, corto, che, in pratica, non copriva nulla. Nella penombra, il suo corpo appariva seducente ed eccitante, si sdraia sul divano e mi invita accanto a lei dicendo:
«Potremmo fingere di essere due amanti: tu mi ha condotto qui, per passare il pomeriggio a giocare tra noi.»
«Bellissima idea! Fantastico! Mi piace! Facciamolo questo gioco, che mi eccita tanto!»
Il cazzo mi si è subito drizzato da paura. In un attimo, aveva creato la giusta atmosfera per un pomeriggio di sesso. Aveva ragione: con un tempo così brutto, cosa ci può esser di meglio che lasciarsi andare ad un gioco erotico? Mi siedo vicino a lei e l'abbraccio. Ci accarezziamo, ci baciamo, le nostre mani cercano ed esplorano i nostri corpi, sempre più bollenti e carichi di desiderio. Carla è subito nuda, mentre cerca di spogliarmi. All'improvviso una voce interrompe il gioco.
«Permesso? C'è nessuno in casa? Adriano, Carla, ci siete?»
Mi son bloccato all’istante, cercando di capire chi potesse venir a rompere in un momento ormai così caldo. Giro lo sguardo e mi trovo davanti Giuseppe, il vicino di casa, che, vedendoci in atteggiamenti intimi, si profuse in scuse.
«Perdonatemi! Ho visto la porta aperta e son entrato; poiché questo pomeriggio è così piovoso, avevo pensato di invitarvi a bere qualcosa assieme.»
Cazzo! Siamo così abituati alla quiete di quel posto, che avevo dimenticato addirittura la porta aperta. Accidenti! Che idiota! Scusandosi, Giuseppe fa per andar via.
«Scusate nuovamente, sono stato invadente e maleducato a non bussare prima di entrare, ma non immaginavo… Ci vediamo un'altra volta. Scusatemi ancora.»
Era visibilmente mortificato e molto imbarazzato dall’imprevisto, mentre invece a me la situazione aveva eccitato non poco. In un attimo avevo: mia moglie nuda ed un potenziale “compagno di merende”. Carla cercava qualcosa per coprirsi, senza trovare nulla. Se si fosse alzata per scappare in camera, si sarebbe mostrata in tutta la sua nudità, quindi cercava di nascondersi dietro di me. Giuseppe fa per uscire, ma io lo blocco sulla porta.
«No, aspetta, non c'è nessun problema; resta con noi. Rimani, ci fa piacere.»
Carla mi guarda sconvolta.
«Cosa? Ma sei pazzo? Non vedi che sono nuda? Dico: ma sei impazzito a farlo restare?»
Io la stringo tra le braccia e le sorrido, cercando di rasserenarla.
«Amore, Giuseppe è venuto a trovarci. Non è gentile lasciarlo andar via. È un ospite e come tale va trattato!»
Lui, sempre molto imbarazzato, fa per andarsene, ma io lo prendo per un braccio e lo invito a sedersi sul divano, di fianco a lei.
«Siediti qui, accanto a lei! Dimmi ti piace? La trovi bella? Dai, accarezzala un poco.»
Carla, sbigottita, cerca di protestare.
«Adriano: che dici? Ti sei bevuto il cervello? Ma cosa ti salta in mente?»
Ho visto che ha riflettuto e la sua voce è cambiata: da risoluta, è diventata incerta. Stava per cedere, anche lei eccitata dall’insolita piega presa da quella situazione alquanto imprevista. Ha tentato un’ultima quanto inutile protesta.
«Non farti venire delle strane idee; non sono per niente disposta a…»
Non le ho fatto finire la frase, che la mia bocca era incollata alla sua e la mia lingua già si intrecciava con la sua, mentre, dopo aver preso una mano di Giuseppe ed averla appoggiata sulle sue cosce, ho lasciato che lui non si ritirasse, ma, seppur continuando anche lui a scusarsi, proseguiva ad accarezzare Carla, che, man mano, si stava arrendendo.
«Scusate... io volevo solo invitarvi a bere qualcosa… non son venuto qui per altro. Ecco, ora io… accidenti però: quant'è bella!»
Indugia, senza muovere la mano più di tanto, mentre io ero sempre più eccitato: volevo realizzare il mio vecchio sogno. L'occasione si era creata e non potevo lasciarmela sfuggire. Limoniamo e sento che Carla si lascia andare. Giuseppe prende coraggio e la sua mano s'intrufola tra le sue cosce. Adesso sembra deciso a partecipare in maniera molto più attiva. Risale lungo la gamba ed arriva alla fica, trovandola già fradicia, per cui prende a masturbarla.
«Bella, calda e fradicia! Adesso ti faccio godere!»
La masturba con vigore, mentre io continuo a baciarla e, dopo qualche minuto di questa manovra combinata, lei esplode in un devastante orgasmo. Era fatta. Mia moglie si era lasciata andare, concedendosi a Giuseppe. Li trascino in camera da letto e, in un attimo, siamo entrambi nudi. Lui comincia a leccarle la fica. È bravo e lei parte per la tangente.
«Sì, cazzo: come lecca bene! Continua, che … dai, che vengo!»
Vedo che lui lecca soddisfatto, poi la mette sotto a sessantanove.
«Vieni qui, puttanella, che adesso ti faccio sentire come si gode. Era proprio da tanto che lo volevo, fin da quando venivi a trovare tua zia. Adesso vedremo se sei più troia di lei!»
Le mette davanti alla faccia un gran bel cazzo. Non troppo lungo, appena sopra la media, ma di notevole spessore, tanto che Carla ha qualche difficoltà ad impugnarlo e infilarselo in gola. Mi godo la scena. È uno spettacolo vedere quei corpi darsi piacere con le loro bocche. Io, ormai spettatore, mi segavo in un angolo. Dopo il sessantanove la fa impalare sul suo cazzo, facendosi cavalcare.
«Dai, bella, sali sul mio cazzo: adesso ti mando in orbita!»
In quel momento, Carla aveva perso ogni pudore ed assecondava ogni sua richiesta, sembrava impazzita. Dopo un po', cambia posizione, la mette di lato e la scopa con forza. Lei godeva come una forsennata.
«Vengo! Mi … oddio, vengo! Peppe, sei fantastico! Che toro!»
L’ha scopata per quasi mezz’ora, ininterrottamente, cambiando diverse posizioni. Ero stupito dalla sua notevole resistenza. Quando ero convinto che fosse giunto al culmine, a sorpresa Carla si mette a novanta gradi e invita Giuseppe a penetrarla nel culo!
«Fammi il culo, è ancora vergine! Mio marito non è mai riuscito a farmelo. Adesso che ho scoperto quanto sei bravo, voglio godermelo anche in questo buco!»
Son rimasto stupefatto! Ho provato tante volte a farle il culo, ma, ogni volta, lei si sottraeva, asserendo di provar dolore ed io ho un cazzo nella norma; ora, quindi, cosa sarebbe successo con quel cazzo molto più grosso? Ero curioso di scoprirlo. Giuseppe le si è messo dietro. Ha iniziato a leccare il suo orifizio immacolato. Lo ha ammorbidito con calma e poi vi ha introdotto prima un dito, permettendo a lei di rilassarsi; poi le dita son diventate due e, quando lei è stata pronta, ha appoggiato la cappella sul grinzoso forellino, non prima di aver fatto colare molta saliva e avergliela spinta nel buco. Lentamente è entrato e poi uscito; poi è entrato di nuovo, ripetendo con calma quel rituale, fin quando lei lo ha esortato a non uscirsene.
«Resta dentro! Avverto solo un po’ di fastidio, ma non sento dolore. Sei bravissimo! Niente a che vedere con il sistema usato da Paolo. Con lui percepivo subito dolore. Dai, spingilo dentro e restaci!»
Poi si gira verso di me e mi fa sborrare.
«Cornuto, guarda come si fa ad aprire un culo!»
Vengo all’istante! Sentirmi dare del cornuto, mi ha sconvolto in ogni senso! Giuseppe l’ha inculata, prima delicatamente, poi con sempre maggior vigore, facendola urlare dal piacere. Alla fine le è venuto dentro; lei si è lasciata cadere sul letto, questa volta davvero sfinita e mi guarda sorridendo.
«Sei contento, adesso? Ora sei munito di un bellissimo paio di corna. Queste sono le prime, ma, da oggi in poi, preparati ad averne altre, grandi e lucide, ogni giorno e, in questo, naturalmente, tu, Giuseppe, mi aiuterai, vero?»
Io ero al settimo cielo.
«Grazie, cara! Sei stata stupenda ed io me le son meritate. Peppe ci aiuti, vero?»
Subito dopo ho baciato in bocca mia moglie.
Lui ha fatto un sorriso, mi ha dato una pacca sulla spalla e nel mentre guardava lei.
«Non ero venuto per questo, ma, comunque, grazie. Carla mi è sempre piaciuta; quando veniva da queste parti, a volte, giocando con sua zia, osavo a dirle che mi sarebbe piaciuto, un giorno, poter chiavare sua nipote. Oggi, con estremo piacere, ho realizzato questo sogno e, ti assicuro, caro amico, che tua moglie è come sua zia: una gran puttana! Naturalmente lei ancora non lo sa, ma oggi ha scoperto il piacere di farsi sbattere davanti a te e, quindi, preparati ad aver esattamente quello che ti ha promesso: corna fresche tutti i giorni!»

E così è stato. Nelle due settimane a seguire, Giuseppe ha chiavato Carla in continuazione. Sembrava inesauribile e, soprattutto, estremamente resistente. L'ha trasformata in una perfetta puttana e, da quel momento in poi, non si è più fermata; da allora, mi regala sempre bellissime emozioni, provocate dai suoi racconti di come si sarebbe fatta sbattere da qualche maschio di suo gradimento; inoltre, di recente, si è prodigata ad aumentare il mio piacere, chiedendomi di leccare i suoi buchi assolutamente stracolmi della crema dei suoi amanti, così da dimostrarle di non aver smesso di adorarla.
Da allora sono cornuto, felice e contento.